Tag Archives: oro

Ott. 10.

Sono malata …

Oggi ho il raffreddore e il mal di gola … ma invece di latte e cognac mi vengono in mente queste scarpe di Donna Karan (ndr: forse la mia malattia minore è il raffreddore!)… che mi farebbero guarire subito!

Sono di forma classica ma con i laccetti alla caviglia di una forma particolare, in più il melange tra oro e satin nero è perfetto e ne fa una creatura elegante tanto da giorno che da sera.

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Giu. 13.

oro e platino

"L’oro non è tutto. C’è anche il platino!"

Paperon de’ Paperoni

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Giu. 07.

diamonts are girls best friends

In questa grigia, buia, uggiosa, umida giornata, mi dedico a qualche cuiosità!
Il carato è una unità di misura pari a 0,2 grammi. La parola deriva dall’arabo qi¯ra¯t (ventiquattresima parte), a sua volta derivante dal greco kerátion (siliqua del carrubo), il cui seme ha infatti un peso di circa 1/5 di grammo. Già dall’antichità fino al medioevo il carato si utilizzò per la pesatura di quantità molto piccole e tuttora rimane l’unità di misura ponderale dei diamanti, delle pietre preziose in genere e delle perle. Per quanto riguarda le leghe d’oro il termine carato assume una accezione differente dall’unità di misura ponderale propria delle gemme e delle perle, mutandosi nello standard propozionale universalmente accettato che quantifica le parti d’ oro in una lega su base 24/24. Nel caso delle leghe d’oro dunque un carato equivale ad 1/24 di parte d’oro su un totale di 24/24 di metallo costituente la lega. Ne deriva, ad esempio, che la dicitura 18 carati stà ad indicare che la lega è costituita da 18 parti d’oro fino e 6 parti di altri metalli e viene abbreviato con la sigle ct o kt o prevalentemente con la sola k spesso affiancata al numero senza alcun spazio intermedio. Ad esempio: 18k. Conseguentemente a quanto detto l’oro di massima purezza è pari a 24 carati (24 parti d’oro fino su 24 totali) e si definisce con la dicitura: 24k.

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Apr. 19.

I SANTI VESTONO PRADA”

Siamo nella seconda metà del 1400, il particolare sandalo rosso è indossato da San Venanzio e fa parte del Polittico di Giovanni Boccati che è conservato sull’altare della Chiesa del Comune di Belforte (MC). Il Santo, così modaiolo, è l’attuale protettore della città di Camerino e dell’intera diocesi. Fin dall’epoca di Carlo Magno la calzatura, che arrivava da periodi molto bui, infatti durante le invasioni barbariche si usavano solo modelli estremamente rudi fatti di pelli non conciate, avrebbe ritrovato eleganza e raffinatezza, diventando poi sempre più ricca e splendidamente ornata d’oro, con ricami, gioielli e pietre preziose. Nel Quattrocento, inutilmente represse dalle leggi suntuarie, cioè tutte quelle disposizioni contrarie al lusso, che arrivano a sanzionare la scomunica di chi non ne rispettava il contenuto, si indossavano ancora ricche scarpe dalla forma allungata, come le poulaines di derivazione tardo gotica che, confezionate in stoffa o in morbida pelle dalla lunga punta rinforzata e allungata a tal punto che, in alcuni casi, per non inciampare venivano fissate al ginocchio con una catenella, si infilavano sulle calze aderenti lasciate in vista dai cortissimi farsetti. Altri tipi di calzature dell’epoca erano le caligae, con suola in cuoio e tomaia in stoffa: panno di lana per le più modeste e broccato, raso seta e velluto per le più eleganti. L’autore del Polittico, sicuramente attento anche ai dettami della moda dell’epoca, rappresenta San Venanzio con un tipo di calzatura in voga dal 1450 che era denominato “a Becco d’Anatra”, piatta, molto scollata e dalla pianta abbastanza squadrata. Generalmente fatte di velluto e in certi casi, con tagli verticali nella parte superiore da cui usciva, a sbuffi la fodera di raso chiaro. Spesso era adorna di ricami d’oro e d’argento, oltre che di pietre preziose; i popolani invece la indossavano nella foggia più semplice, in cuoio marrone o nero e di legno.

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