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Nov. 23.

The golden age of couture

"The Golden Age of Couture. Paris and London", è la mostra che il Victoria and Albert Museum di Londra dedica fino al 6 gennaio prossimo a un decennio speciale per la storia della moda, 1947 – 1957, gli anni che bastarono a Christian Dior per diventare una leggenda. Per sempre!
Durò infatti solo 10 anni la carriera del grande couturier francese che esordì nel 1947 con la rivoluzionaria collezione dalle linea a corolla, il famoso New Look, morendo poi improvvisamente nel 1957 per un collasso mentre era in Italia, ospite del Grand Hotel di Montecatini.
Da allora la sua stella non ha mai smesso di brillare, grazie alla genialità di certe sue trovate che ricordano molto quelle messe in atto da John Galliano da quando è al timone della maison: Christian Dior trasformò la moda nell’industria che conosciamo oggi associando sistematicamente lo stile degli accessori alla linea dei vestiti, vendendo, insieme ai modelli, scarpe, borsette, foulard, profumi e perfino lo smalto per le unghie. John Galliano ha puntato tutto sugli accessori e ha vinto!
 
 
Al Victoria and Albert Museum all’interno di una serie di sale scure sono esposti oltre 100 abiti, la maggior parte di Christian Dior, affiancati da quelli disegnati, sempre in quel decennio, da altri titani della moda, sia francese come Balenciaga (spagnolo, ma di stanza a Parigi) e Chanel, sia d’Oltremanica come Hardy Amies, molto amato dai Reali britannici e Norman Hartnell.
Secondo me, il confronto è schiacciante … Monsieur Dior c’est sublime!

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Ott. 24.

le diavolesse non vestono (solo) Prada

Sono le guru della moda: direttrici, fashion editor e giornaliste delle riviste di culto. Dettano le regole dello stile ogni stagione, hanno sempre i pezzi giusti, e prima delle altre…

La prima a sinistra è Sara Neike (Glamour Usa): borsa straripante firmata Marc Jacobs e sandali con zeppa firmati Louis Vuitton. Al centro la Divina Dominatrix di Vogue Usa, Anna Wintour, che compirà 60 anni, ma pare non abbia la minima intenzione di cedere il passo! Ai piedi le immancabili Manolo Blahnik, è nascosta dietro un paio di grandi occhiali scuri (ndr: Tom Ford o Chanel), alcuni intimi rivelano che talvolta, in prima fila, durante gli show meno “frizzanti”, chiude gli occhi e s’assopisce. Taylor Tomasi (TeenVogue) indossa giacca J Crew, gonna Prada, stivaletti Marc by Marc Jacobs.
 

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Set. 24.

Chanel diamond forever

Saranno solo 13 le fortunate, ma più che fortunate direi straricche, che potranno esibire la nuova borsa firmata Chanel.

Stiamo parlando della Chanel Diamond Forever, una piccola borsa in pelle di coccodrillo impreziosita da oro bianco e ben 344 diamanti e che secondo la rivista Forbes è la borsa più costosa al mondo, costa infatti la bellezza di 190.000 euro!

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Ago. 01.

scarpa tipo Chanel beige

Sempre dall’armadio vintage! Sono di Lualdi Milano, anche loro hanno circa dieci anni, acquistate per il matrimonio della mia compagna di banco Betty … con la quale ho diviso gioie e dolori della scuola dalle elementari alla quinta superiore, indossate quel giorno e poi prestate un sacco di volte ad altre amiche.

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Lug. 23.

seconda rivoluzione …

Certo, la strada è ormai segnata. Le tappe, chiare: accorciare, dimuinuire, scoprire. Ma la storia del costume (da bagno) non è lineare. Un passo avanti, due indietro. Nel 1906, la nuotatrice australiana Annette Kellerman durante una esibizione negli Stati Uniti si presenta con un costume intero, semplice e funzionale, che lasciava scoperte le cosce. Fu subito arrestata, multata e rimpatriata. Nel 1920 Coco Chanel si fa portabandiera di un cambiamento radicale. Fece scoprire a tutti, che uomini e donne erano più belli con la pelle abbronzata. La sua donna, in particolare, veste pantaloncini corti, ha le braccia nude, la scollatura decisa. Su una rivista qualcuno lancia l’allarme: «I costumi da bagno tendono a zero. Trionfo della nudità. Cosa sarà nel 1933?». In realtà, per la successiva rivoluzione si dovrà attendere la fine della Seconda guerra mondiale e la nascita del divismo. Il due pezzi è in arrivo…

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Mag. 24.

la guerra dei loghi

Fendi perde le effe in Tribunale

I consumatori italiani non dovrebbero avere difficoltà a distinguere i capi d’abbigliamento della Fox, da quelli di Fendi. Almeno questo è quanto sostengono i giudici romani che hanno affermato, per la seconda volta, che i marchi delle due case di moda, anche se si assomigliano perché costruiti entrambi da due “Effe” in stampatello invertite, non si possono confondere. Fox che è una multinazionale israeliana che produce vestiti casual, a dicembre ha provato a entrare nel mercato italiano aprendo alcuni punti vendita. La griffe italiana, che ha subito ravvisato la somiglianza tra i loghi, è ricorsa in via d’urgenza al tribunale di Roma. I giudici però a dicembre hanno respinto il ricorso e adesso anche il reclamo, aprendo a una nuova interpretazione giuridica del concetto di marchio. Secondo il legislatore europeo infatti i marchi formati da lettere dell’alfabeto sono deboli perché utilizzano segni che possono rappresentare, ad esempio, le iniziali del nome del fondatore dell’azienda. In Italia fino ad ora era prevalso l’orientamento secondo il quale i marchi più celebri – dotati cioè di una certa riconoscibilità e diffusione sul mercato – sono forti di per sé. Questa posizione pare ribaltata dalle ordinanze dei giudici romani che invece riaprono sulla questione del monogramma. “Si tratta di decisioni molto interessanti” commenta Gabriele Cuonzo, l’avvocato difensore di Fox, “perchè detteranno probabilmente nuovi parametri per valutare l’ambito di tutela dei marchi monogramma, costruiti cioè con segni di uso comune come le lettere dell’alfabeto e i numeri”. Ora bisognerà aspettare il giudizio di merito a cui presumibilmente Fendi ricorrerà per evitare che il suo marchio, peraltro quotato in borsa, possano in qualche misura svalutarsi.
Non è escluso che questa vicenda possa incidere sull’esito del decennale contenzioso Gucci-Chanel. Anche quella querelle si combatte sui loghi che si assomigliano: la doppia “Ci” riflessa di Chanel contro la doppia “Gi” riflessa di Gucci…e voi cosa ne pensate?

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